il congresso della svolta

Salvini deciso: «Il nemico è l’Ue, non il Sud. Chi non è d’accordo vada via». Bossi resta e l’ala autonomista non cede. Fava: «Sarò leale ma rivendico il diritto di rappresentare gli indipendentisti»

INVIATO A PARMA. Fuori le istanze nordiste, l’autonomia, la secessione e la simbologia padana, dal Va’ Pensiero ai fazzoletti verdi. Dentro i cartelli blu che inneggiano a Salvini premier in stile Usa, il videomessaggio di Marine Le Pen e le immagini che celebrano Trump e Putin, leader di un paese ben al di fuori del perimetro dei regimi democratici. La svolta sovranista, nazionalista e personalista di quello che una volta era il partito-sindacato del Nord si è completata ieri al congresso della Lega a Parma.

Dopo il congresso tutti i non salviniani al pranzo organizzato da Fava. Ci sono Bossi, Maroni, Cota e poi entra in scena l'ex commissario provinciale del movimento 

«La linea è questa e non farò l’errore di essere troppo buono: per chi non ci sta, quella è la porta» tuona Matteo Salvini dal palco. Il rivale alle primarie - quel Renna Fashion Maglia Warm Christmas Flowers per Unique Saltatore A Natale Felpa Saltatore Maglietta Rot Maglione Stampa Warm Christmas Saltatore Cute Manica Maglione Elegante Warm Stlie Ladies Camicetta Lunga Forh Festivo Gianni Fava che ribadisce di essere «orgogliosamente secessionista» - si toglie il cappello, riconosce la sconfitta (il Capitano ha le preferenze di oltre l’80% dei militanti) e assicura lealtà. E anche Umberto Bossi, pur con un intervento molto critico, dice che da casa sua non se ne andrà. Tutto tranquillo in casa (ex) padana? Non proprio, perché la sensazione netta è che il fuoco covi sempre sotto la cenere. La componente che non rinuncia ai temi storici - definirla bossiana sarebbe anacronistico - assicura lealtà ma non evapora e si muove in un’ottica di lungo periodo, aspettando di vedere se il salvinismo concretizzerà le sue ambizioni di governo. «Raddoppieremo il nostro 13% e cambieremo il Paese» scandisce il segretario. Gli avversari interni prendono appunti e restano in posizione di attesa, senza sciogliere le truppe.
L’assemblea di Parma è un trionfo per Salvini: il popolo della Lega è indiscutibilmente con lui. Per Bossi l’accoglienza è rispettosa (al netto di qualche fischio) ma freddina. Al Senatùr l’erede non piace proprio: «La metà dei militanti non ha votato alle primarie perché il progetto politico non dà entusiasmo. Dove c. vuole andare Salvini con l’80% del 50% dei voti? Ci preoccupiamo troppo del Sud e guai se per prendere quei voti toglieremo altri soldi al Nord. Dobbiamo tornare a lottare contro Roma ladrona e Salvini la smetta di espellere chi non la pensa come lui».

Le purghe per chi non si allinea, evocate più volte sia da Calderoli che dal segretario, non spaventano Fava, che assicura lealtà ma rivendica «libertà di espressione per continuare a dare voce a chi pensa che dobbiamo essere il sindacato del Nord e smantellare lo Stato centrale».
Quando la parola passa a Salvini, la sceneggiatura si fa celebrativa: video, musica e luci più intense, un pantheon che mette insieme Miglio e Putin, Le Pen e Pontida, i selfie e la ruspa. I nemici sono i soliti: l’inedito asse tra Laura Boldrini e George Soros « fautori del progetto di invasione dell’Europa attraverso i migranti», Alfano e il Pd, Fornero e i rom.

Solo pochi riferimenti a Grillo che pure, nuotando in acque di populismo, è un competitor. Il videomessaggio augurale della Le Pen strappa applausi, meno entusiasmo in sala quando sui maxischermi compaiono i volti di Trump e Putin. Da parte di Salvini non ci sono affondi su temi come i vaccini («i miei figli sono vaccinati, ma ognuno deve essere libero di scegliere»), le unioni gay («no alle discriminazioni» e chissà cosa ne dice Putin) e la legge elettorale («preferiamo il maggioritario, ma ciò che conta è votare in fretta»), mentre sui profughi i riferimenti sono incessanti.

Bordate anche a Forza Italia, con ironie sul Berlusconi animalista: «Ad Arcore decidono le alleanze tra capretti e agnelli, io continuo a pensare che prima vengano gli esseri umani. Però bisogna mettere in galera chi fa male agli animali e poi buttare la chiave» (galera è una delle parole ricorrenti).
Risposte a Bossi e ai militanti autonomisti? «Sono contento che Umberto resti con noi: mi ha sempre criticato ma questa è casa sua. Io al Sud ci vado perché dove c’è un’ingiustizia ci deve essere la Lega. Un imprenditore che fallisce a Bari è uguale a uno che fallisce al Nord: dietro c’è sempre l’Ue dei burocrati e delle banche. Distruggiamo l’Ue e poi faremo dell’Italia un paese federale».

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